PRESS & CRITICS

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http://www.valtiberinaintoscana.it/eventi/Caprese-Michelangelo/Rigenerazione-Rinascimento-e-Neo-Giapponismo?bnn=1&mode=all

http://www.artinfo.pl/pl/blog/relacje/wpisy/niepokoi-i-fascynuje/

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http://www.buro247.sg/culture/buro-loves/photo17-singapore-contemporary-art-show.html

introduced in lots of magazine and news paers

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CRITIC by TONY GRAFICO                                                 ITALY


introduced in KATHMANDU  POST                                      NEPAL


rivistasegno                                                                          ITALY

Il maestro giapponese Katsu Ishida avrebbe potuto continuare a fare l’avvocato, dati i suoi studi di giurisprudenza alla Kyoto University, oppure dedicarsi solo alla moda con il suo marchio Systema di abbigliamento casual, presente in oltre sessanta boutique in Giappone, abbandonata in seguito per occuparsi di raffinati prodotti di cartoleria con un’azienda cinese. Qualcosa in lui, invece, gli ha imposto a un certo punto di lasciare le sue attività imprenditoriali e di lanciarsi in una nuova fase della sua vita. Ishida si è votato all’arte in tempi recenti: ha cominciato improvvisamente nel 2010. Dopo soli sette mesi una sua opera è stata acquistata a diciassettemila dollari dal museo d’arte specializzato in pittura e scultura giapponese contemporanea della città di Asago, a un’ora circa da Kobe. In due anni ha vinto undici premi in Giappone, per poi partecipare a circa ottanta mostre internazionali. Il suo stile è stato definito neo-nipponico, ma la sua filosofia creativa è più ampia. Pittore e fotografo eclettico, collezionista d’arte asiatica, Ishida unisce l’arte contemporanea occidentale con il retaggio culturale orientale, in una fusion estremamente libera. Così, per esempio, stampa le sue foto su pregiata carta che realizza lui stesso, come peraltro i pennelli e gli inchiostri desunti dall’arte calligrafica. «La carta Lokta che produco è di una qualità particolare, di tradizione nepalese. Per farla utilizzo essenze vegetali, frutti, radici e cortecce di piante, alberi e arbusti himalayani. Una tecnica che ho appreso a Kathmandu con David Kun, ora scomparso; un personaggio straordinario, legato alla famiglia reale nepalese. Con lui abbiamo fondato delle scuole – ventuno per l’esattezza – e una factory per tramandare questa tecnica quasi perduta, usata nell’antichità per scrivere i Mantra e i Sutra Buddhisti. Attività ora purtroppo sospese a causa del terremoto che ha devastato il Paese. È stata proprio la produzione di carta a ispirare questo passaggio della mia esistenza. Per me è fondamentale utilizzare prodotti privi di acidi e sostanze chimiche sia per i supporti delle mie opere sia per i colori che impiego. Una garanzia di resistenza nel tempo, oltre che di ossequio ad una forma di artigianato di alto valore». A Kathmandu Ishida ha allestito una galleria nell’hotel Holy Himalaya, miracolosamente scampato al sisma. Non conosce ancora, invece, la sorte della sua amata casa di pietra sulle pendici della montagna, a due giorni di cammino dalla città, dove era solito trascorrere lunghi periodi (quando non è a Osaka o in giro per il mondo come in questo periodo in cui si trova in Europa). «Non ci sono strade in quella zona impervia, né possibilità di collegamenti telefonici o internet». Isolamento totale per meditare e creare, alternato alla frequentazione di amici tra i quali Narayan Wagle – famoso giornalista e scrittore nepalese – e ad attività benefiche, come la raccolta di quaderni e matite per le scuole locali, finanziare la realizzazione di tubature per portare l’acqua dove mancava o scattare ritratti con la Polaroid per regalarli a persone che non hanno mai posseduto una propria fotografia. Con un tocco di avventura: la sua abitazione, molto anni fa ormai, è stata occupata dai guerriglieri maoisti nepalesi. La sua vena nomade gli consente di dedicarsi all’arte non solo nel suo atelier, ma ovunque nel mondo. Nei suoi lavori, anche su tela e legno, volti, corpi, totem, assemblage con materiali diversi, segni grafici, ironia. Non manca neppure un tocco di erotismo molto nipponico con figure femminili morbide e sfocate. Ishida è meticoloso con l’inchiostro nero e concede solo leggere nuance di grigio e blu per definire i pieni e i vuoti tipici della pittura giapponese e cinese. Un riferimento che si materializza nei lavori per i quali usa i classici rotoli di carta. Le sue prossime tappe da adesso a novembre: Roma, Gubbio, Vienna, Basilea per Art Basel, Seoul per la Korea International Art Fair, Osaka, Budapest, Torino per Artissima. Sempre con il pensiero rivolto a Kathmandu.


CRITIC by ASAHI NEWS PAPER                                       JAPAN


critic by TADANORI YOKOO                                               JAPAN


Allegra Combriccola                                                            ITALY


critic by SANKEI NEWS PAPER                                           JAPAN



critic by Bijyutsunomado (japanese authorized art magazine)

japanese comtemporary artists 560                                    JAPAN



critic by ALESSIA LOCATELLI                                           ITALY

A cura di Katsu Ishida & Ho Jin Jung | Testo critico di Alessia Locatelli

 

Dal 3 al 15 marzo 2014, la Galleria Studio Akka di Milano propone la mostra personale di Katsu Ishida. Per la prima volta in Italia, l’artista giapponese porterà delle sue opere su carta, tela e Legno.

 

Katsu Ishida, il segno e la Narrazione (estratto dal testo critico)

Katsu Ishida crea un’arte totalmente Nippon Contemporary che non capita sovente di vedere esposta nel nostro paese. Un’estetica dal carattere squisitamente autoctono che crea una felice assonanza tra segno e grafia. Nel lavoro di Katsu Ishida si osserva una vera e propria “Narrazione Visiva”; l’uso dell’inchiostro e l’inserimento di alcuni materiali differenti dona al lavoro un tratto pastoso, forte e grafico. I segni si animano di vitalità, danzano sulla carta sino ad assumere forme antropomorfe. Elementi umanizzati che compongono a loro volta altre narrazioni. Come un romanzo che nello svolgersi dei capitoli presenta al lettore personaggi principali e secondari, così Katsu Ishida pennella i protagonisti della sua storia visiva, la cui esistenza è possibile grazie ai soggetti minori che ne costituiscono però l’ossatura. Il risultato è un lavoro dal carattere iconico e quasi totemico, per guidare l’osservatore verso la contemplazione del protagonista nella sua apparizione totale. Dai fondi – chiari o scuri – emergono così ispirazioni di visi o di figure, composte a loro volta da altrettante piccole sagome che ne tracciano le silhouettes. Ritratti delineati con rapidità consapevole, ironici o seriosi, spesso a monocromo o con pochi tocchi di colore che lasciano protagonista la pennellata, senza che siano alterate le percezioni attraverso un accumulo cromatico rumoroso. Sia nelle opere su tavola che in quelle su carta la velocità della mano crea una visione inizialmente astratta, e solo entrando in relazione col lavoro si profila la complessità ed interezza delle relazioni tra i corpi, i volti e le tracce delle ambientazioni, dove presenti.


critic by POEM MAGAZIN                                                     JAPAN


critic by HIMALAYAN NEWS PAPER                                   NEPAL


crtic by TATEHATA( head of kyoto artt univ. in SANKEI NEWS PAPER EX,japan


ROCCA FLEA MUSEUM

Inaugurazione della mostra

Neo - Japo

Il Codice d'onore dei Samurai
Personale di Katsu Ishida
a cura di Catia Monacelli
Gualdo Tadino, domenica 1 giugno, ore 17.00
Museo Civico Rocca Flea

Saluti
Luciano Meccoli, Presidente dell’Associazione Turistica Pro-Tadino 
Arnaldo Pauselli, Associazione Nautartis

Intervengono

Catia Monacelli, Critico d'arte - Direttore Polo Museale Città di Gualdo Tadino
Caterina Calabresi, Docente di Storia dell’Arte

Informazioni ed orari di apertura

Museo Civico Rocca Flea
1 – 29 giugno 2014
Dal martedì alla domenica
10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00

Neo Japo: Katsu Ishida racconta il Sol Levante
di Catia Monacelli

L’opera di Katsu Ishida, artista poliedrico ed eclettico, capace di lavorare con rara disinvoltura e maestria con materiali molto diversi tra di loro, come il legno, la carta e la tela, attraverso il progetto artistico “Neo Japo”, trasporta il Giappone in Occidente. Una visione del mondo che ancora prima di essere estetica è simbolica. Alla base del suo lavoro, infatti, una matrice narrativa che racconta della sua civiltà, tra memoria e visione di un universo fatto di archetipi e simbologie oniriche. Emergono dai fondi bianchi o neri labirinti di immagini che con un ritmo denso tracciano, appena accennati, volti, corpi e figure totemiche. La forza del segno e la capacità d’imprimere un ritmo quasi frenetico alla narrazione, trasportano lo spettatore dentro un viaggio sospeso tra realtà e fantasia: una sorta di vortice dal quale ci si sente inevitabilmente risucchiati. L’artista vaga sulla tela tracciando sensazioni a tratti oscure ed indefinite, a metà tra il passato ed un prossimo futuro, con la forza di chi è in grado di dialogare con la profondità dell’animo umano, di avvertire un presagio e di comunicare con altri piani di realtà che alludono ad uno stato di vertigine, smarrimento ed allucinazione. Sentimenti di forza e fragilità emergono con profondo trasporto dalle sue opere abitate da bizzarri personaggi estrapolati dalla tradizione nipponica. Ferreo invece è il rigore estetico con cui si fa portavoce della tecnica dell’inchiostro su carta di riso, secondo il sistema della scrittura orientale. Le figure rappresentate si armonizzano bene con la dimensione del foglio e i segni grafici trovano compimento in un tratto pastoso ed equilibrato. Katsu Ishida con il percorso artistico “Neo Japo” porta in Italia la bellezza dell’arte orientale, utilizzando tecniche antichissime e rileggendole con uno stile fresco ed attuale.

 

Neo Japo: Katsu Ishida talks about the Land of the Rising Sun

by Catia Monacelli

The art work of Katsu Ishida, polyhedric and eclectic artist, who is capable of working with rare self-confidence and skill using very different materials, such as wood, paper and canvas through the artistic project ‘Neo Japo’, transports Japan to the West. A vision of the world that even before being aesthetic is symbolic. At the base of his work, in fact, is a narrative matrix that tells of his civilisation, between the memory and the vision of a universe made up of archetypes and oneiric symbology. Labyrinths of images emerge from white or black backgrounds that trace, barely sketched, faces, bodies and totemic figures. The force of the sign and capability to imprint a nearly frenetic rhythm to the narration, transporting the spectator on a journey suspended between reality and fantasy: a type of vortex in which one feels inevitably swallowed up by. The artist wanders on his canvas sometimes tracing obscure sensations, halfway between the past and the immediate future, with the strength of whoever is able to talk with the depth of the human soul, to feel a state of foreboding and to communicate with other levels of reality that allude to a vertiginous state, bewilderment and hallucinations. Feelings of force together with fragility emerge with deep conveyance from his works inhabited by bizarre personalities extrapolated from Japanese traditions.

However his aesthetic rigor is robust which he uses as a spokesman of the ink technique on rice paper, according to the oriental way of writing. The depicted figures harmonise well with the dimension of the paper and the graphic signs find their completion in a mellow and balanced line. Katsu Ishida, with his ‘Neo Japo’ artistic journey, brings the beauty of oriental art to Italy, using ancient techniques and rereading them with a fresh and modern style.


IINFORMAZIONI ED ORARI DI APERTURA
1 – 29 giugno 2014
Dal martedì alla domenica
10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00

 

Museo Civico Rocca Flea
Via della Rocca, 06023 Gualdo Tadino (Pg)
075 9142445 – info@roccaflea.com


crtic by CANVAS WEEKLY in kathmandu                           NEPAL


critic by BANGKOK POST                                              THAILAND

Return to tradition
Published: 5/04/2012 at 03:28 AM Newspaper section: Life 3
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Thavibu Gallery presents "Neo-Japo", an exhibition of ink and pencil drawings and mixed media works by Japanese artists Ishida Katsu and Kitayabu Waa.


Ishida Katsu

The two artists have coined what they call Nippon-ism which is supposedly Japanese art prior to the introduction of Western influences in the country. Ishida and Kitayabu have collaborated over the years to explore their Japanese identity and how to create contemporary art based on traditional practice.

Ishida puts on display works created with Japanese ink on paper which is handmade in the Himalayan mountains in Nepal where he has a home. He has exhibited in Japan, Nepal, Korea and won several prizes.

Kitayabu, meanwhile, has produced a series of drawings which are simple and Zen-like to express his contemplative nature. The composition is simple, but he can use a multitude of lines drawn by pencil to convey his message. He has exhibited extensively in Japan and won several prizes as well.


critic by Bijyutsunomado (japanese authorized art magazine) japan


introduced by KIAF13 in seoul korea                                  KOREA

korean daily news



introduced by LA STAMPA                                                 TORINO


critic by TIZIANA PLATZER                                             TORINO

http://www.lastampa.it/2013/11/08/cronaca/the-others-laltre-oltre-le-sbarre-OkbZyoFcOKV5l4qOVWiiwM/pagina.html

 

<italian>

TIZIANA PLATZER
TORINO
 

«Non mi ricapiterà più, credo, di esporre le mie opere dentro un carcere. È stupefacente l’effetto» e lo dice con un entusiasmo contagioso, guardandosi attorno mentre il braccio delle celle aperte comincia a riempirsi di gente. Arriva da Osaka Katsu Ishida, la sua galleria si chiama «Systema» e anche se si stringe la sciarpa al collo e lamenta l’aria pungente del terzo piano dell’ex carcere Le Nuove, non ha timore per la serata: «Succederà come ieri, il pubblico aumenta e la temperatura sale». Vero, accade così. E il saperlo fa fare un gran sorriso all’artista che crea non solo i dipinti, ma anche le tele su cui stende i colori, sovrapposizioni di materiale differenti, lui è uno dei 49 espositori spalmati nelle 60 celle dalla mostra-fiera «The Others», aperta sino a domenica in orario inconsueto: dalle 18 all’una di notte. Un successo l’opening inaugurale con i dj set, che si ripetono ogni sera dalle 22,30 e che sono preceduti, nello spazio teatro e in quello che è stato lo snodo dei bracci carcerari, dalle performance più varie: mentre il progetto «National Dinner» comincia a distribuire falafel confezionati in micro-scatole che identificano Israele e la Palestina, alcuni musicisti provano i violoncelli e i sintetizzatori, e una ragazza dalla voce pastosa prova il testo in accompagnamento a un chitarra. Un universo creativo che nella strepitoso scenografia si allarga alle singole mostre, proposte cella per cella: fotografie, dipinti fumettistici, gabbie di metallo sospese, lampadine pensate come «bozzoli» per zanzare: e su ogni porta grigia spalancata la parola scelta per combattere la crisi: evoluzione-procreazione-creatività-fuga. Fuga d’arte, di collettivi giovani, lì per vendere i loro lavori, ma ancora prima per farsi conoscere e vivere un luogo difficilmente ritrovabile altrove. 

 

<english>

writer  tiziana platzer

torino

 

«I do not recur, I believe, to expose my works in a prison. It is amazing the effect» and says with a contagious enthusiasm, looking around while the cell open arm begins to fill with people. Comes from Osaka Katsu Ishida, his gallery is called «Systema» and although it tightens the neck scarf and laments the pungent air of the third floor of the former prison New, did not fear the saying will happen as in the past, the audience rises and the temperature rises. True, it happens so. And knowing it does make a big smile to the artist that creates not only paintings, but also the canvases on which extends the colors, overlapping different material, he is one of 49 exhibitors from cells

 

Subito un successo

Il flusso del pubblico è continuo, di tutte le età dall’apertura alle 18 (chiusura all’una di notte, dopo le performance artistiche e i dj set), arriva in formazione di coppia, famiglia, gruppo di amici e singoli visitatori. Nessuno però, probabilmente, è in via Borsellino 3 solo per interesse artistico, varcare la soglia del carcere fa di questa fiera un’iniziativa rara. «Non mi capiterà più di esporre i miei lavori dentro una cella» dice entusiasta Katsu Ishida, è di Osaka e ha portato a Torino i dipinti su tele da lui stesso create. Dall’altra parte del corridoio va incontro al pubblico un giovane in gessato e cappellino nero, è parigino, proprietario della galleria L’Inlassable, che ha allestito la mostra «Il viaggiatore mobile»: «Noi lavoriamo solo con artisti giovani: hanno pensato a come si possa viaggiare con la mente, immobili in questo luogo». La mente, meglio la testa, l’ha rappresentata con un calco di gesso smaltato e fessurato Nadir Valente, torinese, per la Galleria Moitre di zona Vanchiglia: è un salvadanaio di pensieri. Lo osserva con la macchina fotografica in mano Indre, ha 23 anni, lituana, laureata in critica d’arte: «Sono a Torino da 3 mesi, non volevo entrare in un carcere, ma ora ho l’impressione che lo spazio legato all’arte mi accenda il cervello». E’ l’idea delle due ragazze del Trentino: «Abbiamo un’impresa creativa privata per promozionare non le cime delle montagne, ma i luoghi d’arte alternativa». Per sapere come, basta entrare in cella.  

 


critic by santa fe news paper                                                USA

http://www.artslant.com/sfe/articles/show/31378

Art Santa Fe: Sparkle and Fade

by Kate Skelly



The opening night frenzy of Art Santa Fe delivers an initial sugar rush of dizzy excitement before the inevitable crash into sensory fatigue. Inside, drink in hand, I navigated through the usual suspects: collectors, socialites, and art professionals who make up the regular Santa Fe gallery scene lineup. Unexpected are the Japanese businessmen in sharp white suits, beaming kimono-clad artists, and a solemn row of women fast at work making traditional Korean paper arts in a forgotten corner of the building. The art on the walls is a puzzling mix of tastes and perspectives; syrupy landscapes in pastel colors share space with bawdy anime characters, a tutu-festooned wrecking ball, and a solitary Sol LeWitt piece. Takashi Murakami’s neon flowers grin and glow with furious enthusiasm, encapsulating perfectly the wide-eyed breathless expectancy of opening night. The disorienting gala washes over me like a fever dream, eventually depositing me onto a wet, empty street hours later, my champagne buzz fading and the promise of a headache looming on the horizon.

Art Santa Fe, an international contemporary art fair organized by the Charlotte Jackson Gallery, is now in its 12th year. It is housed in a large windowless room at the Convention Center, and features galleries from far and wide, including Afghanistan, Argentina, and Bolivia. All in all, Japan appears to have the strongest showing at the fair this year, both in quality of content and in the number of galleries represented.


Katsu Ishida, Black Fuji, Mixed-media on Paper, 2010; Courtesy of the Artist and Systema Gallery.

 

Katsu Ishida, from Systema Gallery based out of Osaka and Kathmandu, is a clear fair favorite judging by the crowds huddled tightly around his booth. Ishida’s textured ink brushed canvases draw the eye in and hold it there to linger over their tacky, tar-like surfaces. His trademark is embedding multitudes of ghoulish figures within larger scenes. His piece Black Fuji depicts a sun rising over a mountaintop. Moving closer in, hundreds of contorted figures become visible, each wearing a twisted, mischievous grin. Their bodies are rhizome-like, with bulbous heads tapering off into wispy tails. The overall effect of the piece is frenetic and dark, similar in look and feel to a Hieronymus Bosch hell-scape. Ishida’s agitated work acts as a counterpoint to the intended Zen effect of most traditional Japanese brush paintings.

Also impressive from Systema Gallery are artist Waa Kitayabu’s shaded pencil drawings. Kitayabu walked me through a booklet of photographs of his work installed in Buddhist temples throughout his home city of Osaka. In the stark temple settings, Kitayabu’s simple geometric shapes are striking. Their slightly unbalanced, crumpled forms appear to float through space like sentient alien beings.


critic by allecia                                          MILANO

Ishida Katsu , the sign and the Narration (excerpt from the critical text )

From 3 to 15 March 2014, the Studio Gallery Akka Milan offers the personal exhibition of Katsu Ishida . For the first time in Italy , the Japanese artist will bring his works on paper, canvas and wood .
Ishida Katsu creates totally Nippon Contemporay art that does not happen often to see exh...ibited in our country. From a purely aesthetic native that creates a happy similarity between sign and handwriting . In the work of Ishida Katsu there is a real " Visual Storytelling ", the ink and the inclusion of several different materials gives the work a stretch mellow , strong and graphic . The signs are full of vitality , dancing on paper up to take on anthropomorphic forms . Humanized elements that make themselves other narratives . As a novel that in the unfolding of the chapters introduces the reader to major and minor characters , so Ishida Katsu sweep the protagonists of its visual history , the existence of which is possible thanks to the minor subjects which form the backbone though . The result is a work by the iconic character and almost totemic , to guide the viewer to the contemplation of the protagonist in her overall appearance . Funds - light or dark - emerge as inspirations of faces or figures, in turn, composed by many small shapes that trace the silhouettes. Portraits outlined quickly aware , ironic or earnest , often in monochrome or with a few touches of color that leave the protagonist stroke , without being altered perceptions through an accumulation chromatic noisy. Is in the works on that table in the paper on the speed of the hand creates an abstract vision initially , and only entering into a relationship with work looming complexity and wholeness of the relationships between bodies , faces and traces of locations , where applicable.
An exhibition that opens at the beauty of oriental art , in osmosis between tradition and contemporary look , proving that Japan - thanks to Ishida Katsu - is a country able to actualize its peculiarities and read them in a contemporary way . (Alessia Locatelli )

The personal artist to continue in Italy : Museo Civico ROCK FLEA - June 2 to 29 in 2014 and the Museum of Michelangelo , Michelangelo - From 2nd to July 30th, 2014



in ITALIAN

Katsu Ishida, il segno e la Narrazione (estratto dal testo critico)

Dal 3 al 15 Marzo 2014, la Galleria Studio Akka di Milano propone la mostra personale di Katsu Ishida. Per la prima volta in Italia, l’artista giapponese porterà delle sue opere su carta, tela e Legno. 
Katsu Ishida crea un’arte totalmente Nippon Contemporay che non capita sovente di vedere esposta nel nostro paese. Un’estetica dal carattere squisitamente autoctono che crea una felice assonanza tra segno e grafia. Nel lavoro di Katsu Ishida si osserva una vera e propria “Narrazione Visiva”; l’uso dell’inchiostro e l’inserimento di alcuni materiali differenti dona al lavoro un tratto pastoso, forte e grafico. I segni si animano di vitalità, danzano sulla carta sino ad assumere forme antropomorfe. Elementi umanizzati che compongono a loro volta altre narrazioni. Come un romanzo che nello svolgersi dei capitoli presenta al lettore personaggi principali e secondari, così Katsu Ishida pennella i protagonisti della sua storia visiva, la cui esistenza è possibile grazie ai soggetti minori che ne costituiscono però l’ossatura. Il risultato è un lavoro dal carattere iconico e quasi totemico, per guidare l’osservatore verso la contemplazione del protagonista nella sua apparizione totale. Dai fondi – chiari o scuri - emergono così ispirazioni di visi o di figure, composte a loro volta da altrettante piccole sagome che ne tracciano le silhouettes. Ritratti delineati con rapidità consapevole, ironici o seriosi, spesso a monocromo o con pochi tocchi di colore che lasciano protagonista la pennellata, senza che siano alterate le percezioni attraverso un accumulo cromatico rumoroso. Sia nelle opere su tavola che in quelle su carta la velocità della mano crea una visione inizialmente astratta, e solo entrando in relazione col lavoro si profila la complessità ed interezza delle relazioni tra i corpi, i volti e le tracce delle ambientazioni, dove presenti. 
Una mostra che apre alla bellezza di un’arte orientale, in osmosi tra tradizione e sguardo coevo, a riprova che il Giappone - grazie a Katsu Ishida - è un paese capace di attualizzare le sue peculiarità e leggerle in chiave contemporanea. (Alessia Locatelli)

Le personali dell’artista proseguiranno in Italia al: Museo Civico ROCCA FLEA - dal 2 al 29 giugno 2014 ed al Museo Michelangiolesco,Michelangelo - dal 2 al 30 Luglio 2014

Calligraphie al MIA Photo Fair con Katsu Ishida YURA YURA                                       MILANO

March 7, 2017

 

Dal 9 al 13 marzo Calligraphie sarà al MIA Photo Fair nello stand dell'artista giapponese Katsu Ishida con il catalogo YURA YURA che raccoglie la sua ultima produzione, uscito nella nostra collana di arte contemporanea In-plano.

Il catalogo è una sintesi di fotografia e disegno, centrata sul concetto della perdita dell'equilibrio, dell'incertezza esistenziale e percettiva.

 

Katsu Ishida, death flower

 

Come scrive Andrea Baffoni nel testo in catalogo, "La filosofia yura yura è un principio sviluppato da Ishida stesso, basato sull'idea che l'umanità è sottoposta ad una "oscillazione" costante. Un concetto che in qualche modo ricorda il concetto della società liquida teorizzato dal sociologo di Bauman, ma in questo caso posizionato in contrasto con la rigidità dei sistemi computerizzati. Ishida identifica una instabilità nel genere umano che costringe i soggetti a cambiare continuamente le decisioni, anche se, viceversa, stanno diventando sempre più dipendenti dalla rigida mathesis propria degli apparati tecnologici.

 

Katsu Ishida, yura yura, particolare

 

Così l'umanità diventa essa stessa l'espressione di una schizofrenia, che, a suo avviso, riproduce la situazione nel suo paese, il Giappone, un contesto in cui le tradizioni radicate e un altissimo livello di tecnologia convivono e si fondono in un connubio inestricabile. Questa condizione lo porta a una modalità di pittura con tratti incerti, in cui le forme appaiono abbozzato, al limite del grottesco. L'evanescenza delle caratteristiche del viso, così come gli sfondi, ci proiettano in un senso generale di incertezza, come fossimo immediatamente catapultati in un bianco e nero di immagini di repertorio che settant'anni fa ha testimoniato la desolazione delle città bombardate dalle atomiche".

 

Katsu Ishida, black fuji

 

Nato a Osaka, Katsu Ishida si laurea presso l'Università di Kyoto e, nel 1988, crea SYSTEMA, un marchio di moda basato sul concetto di design di Katsu, con boutique situate in tutto il Giappone. Nello stesso periodo, continua a lavorare sia come progettista che come fotografo.

Nel 2000 chiude la sua attività e nel 2010 inizia a dipingere e a sperimentare nuove tecniche che comporteranno la realizzazione della propria carta. Entro un anno gli vengono assegnati prestigiosi premi da importanti concorsi come il Grand-prix.

Nel 2011 lancia SYSTEMA GALLERY a Osaka e Kathmandu.

Negli ultimi tre anni, con trenta personali art-show e dieci mostre bi-personali, il lavoro di Katsu Ishida è stato esposto in musei, fiere d'arte e gallerie in Europa, Stati Uniti, Canada e in Asia, con oltre 100 collezionisti in tutto iondo.


Galeria Apteka Sztuki                                                      WARSAW

Twórczość japońskich artystów Katsu Ishidy i Kitayabu Waa powstaje niezależnie od wpływów sztuki europejskiej, czy amerykańskiej. Sięga do tradycji rysunku japońskiego, a równocześnie stanowi całkowicie niezależny nurt współczesnej sztuki japońskiej. Ambicją artystów jest używanie tradycyjnych narzędzi i materiałów. Prace wykonane zostały na ręcznie czerpanym papierze, który Katsu Ishida produkuje w swoim domu w Katmandu.
Prace pełne są odniesień do zaczerpniętych z wierzeń szintoistycznych, zjawisk mediumicznych i wielowymiarowych bytów. Budzą niepokój a zarazem wywołują zaciekawienie i fascynację.

Ekspozycja powstała dzięki współpracy z galerią SYSTEMA z Osaki.

 


ARTE CONTEMPORART                                                      ITALY


DAILY SERVING                                                                MIAMI


ARTVENTURE                                                               WARSAW

crtic by Magyarok Milánóban

Az oszakai Systema Gallery Katsu Ishida világát hozta el a vásárra. Katsu Ishida és a Systema Gallery törekvése az, hogy egy nem amerikai és nem is európai reflexiókra épülő japán művészetet képviseljenek. Éppen ezért emelkednek ki Katsu munkái a mindenkori európai környezetből. Műveinek csak egy része fotó alapú, a galéria standján festményeit is kiállították. A neo-japán irány képeiből nyílt a vásár után kiállítása a varsói Apteka Sztuky galériában. 


crtic by  KATE SKELLY                                                SANTA FE

Katsu Ishida, from Systema Gallery based out of Osaka and Kathmandu, is a clear fair favorite judging by the crowds huddled tightly around his booth. Ishida’s textured ink brushed canvases draw the eye in and hold it there to linger over their tacky, tar-like surfaces. His trademark is embedding multitudes of ghoulish figures within larger scenes. His piece Black Fuji depicts a sun rising over a mountaintop. Moving closer in, hundreds of contorted figures become visible, each wearing a twisted, mischievous grin. Their bodies are rhizome-like, with bulbous heads tapering off into wispy tails. The overall effect of the piece is frenetic and dark, similar in look and feel to a Hieronymus Bosch hell-scape. Ishida’s agitated work acts as a counterpoint to the intended Zen effect of most traditional Japanese brush paintings.

Also impressive from Systema Gallery are artist Waa Kitayabu’s shaded pencil drawings. Kitayabu walked me through a booklet of photographs of his work installed in Buddhist temples throughout his home city of Osaka. In the stark temple settings, Kitayabu’s simple geometric shapes are striking. Their slightly unbalanced, crumpled forms appear to float through space like sentient alien beings.

The work of Cobi Moules, a resident artist at Santa Fe Art Institute, is another highlight of the fair. I found Moules at the Art Institute booth standing square in front of a painting of himself. His work, he explains, is an exercise in confronting both his queer and transgender identities. He approaches this weighty goal with surprisingly light-hearted humor as well as a charming self-awareness and masterful painting skill.