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critic by Giorgio Carducci      at VATICAN  open party

Quando mi è stato chiesto di dire qualcosa in merito all’opera del maestro Ishida la prima cosa che mi è venuta in mente è stato il pensiero di quanto l’artista incarni perfettamente lo spirito dell’arte giapponese sia per la tecnica usata, sia per i contenuti, sia per la filosofia che si cela dietro alla sua arte. Non si può non notare come le opere del maestro siano piene di vita e di angoscia allo stesso tempo: i corpi si ammassano, i volti si deformano, i soggetti sono allo stesso tempo sia fortemente carnali sia incredibilmente disincarnati. Tuttavia soffermarsi un attimo sulla cifra propriamente nipponica del suo lavoro credo possa aiutare a calarsi nelle sue creazioni. Proprio per questo motivo, lungi dal voler risultare prosaico, vorrei però toccare brevemente alcuni punti che secondo me sono importanti per comprendere meglio l’artista e la sua opera, e per far ciò non possiamo non calarci per qualche istante nella visione del mondo estremo orientale.

Innanzitutto, bisognerà ricordare che per l’uomo estremo orientale la natura non è semplicemente uno scenario in cui si è immersi e con cui si interagisce in un rapporto asimmetrico in cui l’uomo è al centro del mondo. In Estremo Oriente l’uomo è parte integrante della natura e condivide con essa fin nelle sue intime fibre “medesimezza ed essenza di struttura organica”, per rubare le parole della studiosa Maria Teresa Lucidi. Tutti gli artisti del mondo estremorientale hanno dipinto la natura non essendovi semplicemente immersi, ma essendo “uno con” la natura. Il rapporto stesso con i materiali usati, principalmente carta, inchiostro e pennello, è viscerale, totale, soprattutto nella pittura colta e spirituale per eccellenza che per la cultura orientale è la pittura monocroma. Gli artisti sono un tutt’uno con i propri strumenti di lavoro, ma non in una romantica, occidentale, non ben definita volontà di fusione, essi si riconoscono in una sorta di continuum organico con essi, per questo il maestro Ishida rappresenta a pieno la cultura del suo paese nel rapporto che oserei chiamare carnale con il materiale pittorico, ma anche fotografico ed elettronico perché oggi la nostra quotidianità è anche fatta di queste realtà. La carta che egli stesso forgia con tempi lunghissimi partendo dalla materia prima, ovvero dalla pianta stessa da cui poi darà luce dei preziosissimi fogli di lavoro, rappresenta a pieno la necessità di connubio con i materiali,  vivi strumenti di creazione, e rappresenta una delle cifre peculiari dello spirito artistico giapponese.

Esiste un termine giapponese, il KI, importato dal cinese CHI (anticamente le due culture si assomigliavano molto di più rispetto ai giorni nostri) il cui ideogramma (氣) simboleggia il vapore che fuoriesce dalla cottura del riso proprio a significare degli elementi che armonizzati tra loro, in questo caso l’acqua, il fuoco di cottura e il riso, producono qualcosa che si muove, che ha una sua forma di vita, il vapore appunto. Questa parola si può tradurre come “energia-materia” ovvero quella forza vitale che permea tutta la natura e gli esseri viventi. Dopo anni di duro lavoro su sé stesso attraverso la tecnica, in un’abnegazione che ricorda quasi il percorso di un religioso – e vorrei sottolineare che molti pittori tradizionali giapponesi non a caso erano anche e soprattutto monaci – se un artista lascia scorrere armonicamente e fluidamente questa energia, egli diviene una cosa sola con il proprio pennello o con i propri strumenti di lavoro e trasferisce all’opera che sta creando la vita. Questo distingue un grande artista da un artista mediocre: la vibrante percezione di vita che trasuda dai suoi lavori. Ancora una volta, benché con soggetti e scenari completamente diversi, ecco che l’opera del maestro Ishida si pone come esempio di questo prender vita delle cose del mondo, il loro vibrare, spesso il loro gridare.

Tuttavia Ishida è anche un’artista profondamente, direi sconcertantemente contemporaneo. L’ammassarsi quasi macabro dei corpi, l’angoscia mista a ironia grottesca che trasudano dalle sue opere (ironia che affonda anch’essa in parte le sue radici in una consolidata tradizione nipponica) richiamano alla mia mente anche un vissuto non poco doloroso della storia del Giappone degli ultimi secoli: essi richiamano in fondo la condizione esistenziale di base di tutto il genere umano, ricordandoci che in fondo siamo tutti nudi e indifesi, fragili  e dopotutto mai pienamente in equilibrio come le figure che via via compaiono di fronte ai nostri occhi nelle sue opere.

 

Forse nessuna cultura come quella estremo orientale negli ultimi duecento anni ha visto un rivolgimento così drammatico della propria fisionomia: la cultura occidentale e quella americana in particolare sono entrate, mi si permetta il modo di dire, a gamba tesa nella delicata e allo stesso tempo marziale cultura giapponese, affondando il piede in una tradizione raffinatissima e profondamente diversa, a livello sostanziale. Molti artisti hanno raccontato le difficoltà di trovare una propria identità nel connubio tra queste realtà culturali così diverse tra loro, e, secondo il mio modestissimo parere, mi sembra di ritrovare anche nell’opera del maestro Ishida questo dramma esistenziale che vede l’essere umano sempre in bilico tra un’individualità che ha una sua precisa finitezza e la moltitudine dei corpi che si ammassano in città sempre più caotiche e insensate, tra una tradizione che trova nel maestoso e adagio scorrere del tempo la sua cifra essenziale e una modernità che brucia tutto, dalle coscienze ai microchip.

Il Giappone è il paese dei giardini zen e dell’amore per le cose imperfette, è il paese che ama lasciare il legno grezzo e crescere il muschio lentamente sulle pietre,  è il paese della cerimonia del tè e dell’adorazione per i delicatissimi fiori di ciliegio e al contempo è il paese del famoso incrocio di Shibuya, dell’elettronica più all’avanguardia del mondo, dei manga e dei treni che spaccano il secondo: tutto questo sembra riecheggiare nello smarrimento costante che si prova di fronte alle opere del maestro, in cui tradizione e innovazione, in cui passato e futuro conversano fragorosamente.

Egli stesso non a caso ha coniato il termine filosofico yura yura che possiamo tradurre con il verbo all’infinito “ondeggiare” per rappresentare nella sua visione questo continuo ondeggiare, appunto, dell’essere umano tra le vicissitudini della vita e del mondo in cui siamo immersi, una costante incertezza quasi dissociata e dissociante tra le nostre membra di esseri viventi sempre più indifesi da un lato e una tecnologia sempre più perfetta e disumana dall’altro.

Ma anche qui Ishida è saldamente ancorato alla cultura tradizionale del suo paese, è infatti solo di qualche secolo prima la famosa pittura Ukiyo-e che letteralmente significa “pittura del mondo fluttuante”, la quale nasce in seno alle grandi città di Edo, Tokyo e Kyoto a partire dal XVII secolo: essa consiste di stampe che riproducono fondamentalmente i piaceri della vita cittadina, geishe, prostitute, lottatori, attori e così via, non senza scene spesso sessualmente esplicite. Il termine Ukiyo-e, però, ha una curiosa omofonia con una parola buddista che significa “mondo della sofferenza”, come a scimmiottare scherzosamente, allora, la condizione di incertezza e dolore della condizione umana, oggi aspetto tragicomico della vita contemporanea.

Il Giappone è il paese che ha fatto dell’impermanenza un culto raffinatissimo dell’effimero, non inteso in maniera occidentale come il superfluo e il superficiale, ma come consapevolezza profonda della nostra caducità. Questo risulta evidente nel concetto del wabi-sabi estremamente centrale per l’estetica e per la cultura del paese del sol levante e che si può definire come un’ispirata accettazione della bellezza che si estrinseca proprio nel suo essere necessariamente transeunte, imperfetta, e incompleta,  per rubare . Eppure al giorno d’oggi la consapevolezza di questa precaria transitorietà dell’esistenza non è scevra da una connotazione di muto sgomento, tra il culto dell’eterna giovinezza e della chirurgia plastica da un lato e la cognizione angosciosa della nostra finitezza spaziotemporale dall’altro.

La potenza espressiva dell’opera del maestro Ishida nasce a mio modesto avviso dalla fusione di tutto questo, e come i danzatori Butoh, i cui corpi nudi si stagliano faticosamente in pose inconsuete e sconvolgenti, essa ci rimanda un profondo e urgente interrogativo esistenziale, con la forza travolgente di un’arte che ha il dono della vita.

 

Giorgio Carducci




CRITIC by TONY GRAFICO                                                 ITALY

La leggenda di Katsu Ishida l'uomo in grado di produrre una carta speciale che nessuno sa fare

Presentazione
Personalmente, credo che non possa esistere alcun tipo d'arte se l'uomo non effettua un intervento manuale sulle proprie opere e non è in grado di controllare una determinata tecnica che porta alla produzione finale di un'immagine, o di un manufatto particolare.
L'arte non può essere solo un'idea, altrimenti si chiamerebbe: sogno.
Le idee vanno sapute realizzare e la tecnica è insostituibile per dar vita ad ogni tipo di pensiero.
Credo che molti artigiani siano artisti e molti artisti dovrebbero essere tali, non solo per le loro capacità immaginifiche, ma soprattutto per la loro maestria nel padroneggiare certi attrezzi, certi linguaggi e certe tecniche, al punto che spesso superano in bravura anche gli artigiani più esperti.
Alla MIA ho avuto la possibilità di soffermarmi sui lavori di un artista giapponese che sa esprimere l'originalità delle proprie idee e, per sostenerle con maggior forza e personalità, ha anche introdotto una tecnica fotografica tutta sua e la costruzione della carta che gli serve a supporto di ogni sua opera.
Questa carta è descritta dall'artista con il nome fonetico di "rokuta" e dalla parola "lokta" scritta di suo pugno. Non sono attualmente in grado di tradurre altrimenti questi termini, ma cito queste parole perché non sono in grado d'identificare meglio né la specie vegetale (palpu a detta di Ishida) che dà origine alla fibra utilizzata per la produzione della carta, né il prodotto finito.
Esiste in Oriente un prodotto simile a quello di cui parla Ishida, però l'artista ritiene le proprie realizzazioni tecniche superiori ad ogni altra merce di questo genere.
Katsu Ishida è il rappresentante della nouvelle vague del Nipponism, egli usa una sua carta che produce da circa 20 anni, quando è colto dall'estro creativo si ritira nella sua casa sulle montagne dell'Himalaya, dipinge principalmente con gli strumenti tipici della tradizione giapponese, inchiostro e tecniche miste, ha sviluppato un suo stile inconfondibile molto velocemente ed è stato insignito di numerosi premi a livello internazionale.
Sono molto contento d'aver conosciuto un artista così evoluto, sia per la propria visione artistica che per la proprie conoscenze tecniche e sono orgoglioso di presentarvelo in questo servizio.

L'artista, le opere, la tecnica

Katsu (nome) Ishida (cognome) è un pittore giapponese che si esprime anche attraverso la fotografia; è presente alla MIA con alcune sue opere ibride tipiche di uno stile Nippon e di una sperimentazione che passa attraverso forme, racconto e materiali diversi.

Ishida considera il computer quasi come un essere umano, in effetti queste macchine pensanti arrivano anche a comunicare attraverso la parola.
L'artista un giorno ha deciso d'aprire un p.c. quasi per cercarne l'essenza corporea, o forse l'anima... Ma, si è sentito piuttosto deluso per aver trovato soltanto meccanismi elettronici. Questo fatto gli è sembrato molto strano e gli è venuto spontaneo di dire: <Ma come è possibile? Dov'è l'essere umano che dovrebbe nascondersi qui dentro?>.
Noi ogni giorno usiamo queste macchine e comunichiamo con loro come se fossero persone, può essere che questo sia una specie d'imbroglio?
Ishida ha così deciso di rendere più umani i computer con l'aiuto della fotografia ed ha assemblato delle vetrinette al cui interno ha inserito parti di hard disk, involucri, schede elettroniche, altri elementi elettromeccanici e immagini delicate e femminili, ma anche rappresentazioni visive di specie di esseri totemici un po' mostruosi che potrebbero perfino spaventare i bambini.
 
Yura yura 
 
Per comprendere meglio il significato di questi collage tridimensionali, ho chiesto a Katsu Ishida quale fosse il titolo dell'opera soprastante.
Yura yura (questo è il fonema da lui pronunciato), in giapponese, significa qualcosa come "ondeggiante", perché questo talvolta è il comportamento degli esseri umani che cambia e muta in continuazione.
A volte, una donna ti dice che ti ama, ma la stessa donna altre volte ci ripensa e dice che non ti ama più, poi magari ti dice che però gli piaci e così via. L'essere umano è un po' instabile nei propri comportamenti e nei propri sentimenti, un computer invece fornisce delle risposte più ripetibili e tranquillizzanti, forse proprio per l'assenza di sentimenti imprevedibili.

Katsu Ishida
Modern Mona Lisa
 
Basta togliere la pelle della faccia alla Monnalisa e si ottiene il tremendo faccione dalla lunga lingua arancione, si tratta di un'opera un po' dissacratoria che ancora una volta tende ad analizzare ciò che sta dentro l'essere umano, per coglierne meglio i pensieri ed i sentimenti.
 
Dettaglio degli occhi e degli omini dipinto su "Modern Mona Lisa"
 
Girl di Katsu Ishida
Ciò aiuta a conferire una forte personalità all'opera di Ishida è anche il fatto che l'artista produce, con un suo procedimento segreto, una carta speciale che utilizza sia per le proprie pitture che per le proprie fotografie.
Le fotografie vengono manipolate in una successiva fase in cui l'artista interviene col pennello e l'inchiostro elaborando forme e piccoli disegni a completamento dei propri lavori.
Rokuta (il procedimento si chiama washi) è una carta molto costosa che si ottiene da una fibra vegetale (lokta) molto forte che è lo stesso materiale che viene utilizzato nella fabbricazione delle banconote giapponesi.
Questo tipo di carta speciale fabbricata da Ishida, assomiglia vagamente alla carta tailandese o indiana (palpu), ma è costituita al 100% di questa fibra, mentre normalmente negli altri paesi di questo "palpu" se ne utilizza una percentuale di circa il 10%. 
Ishida è costretto a formare dei grandi fogli assemblando quadrati più piccoli di carta, in quanto questa sua carta diventa talmente forte e grezza da rompere le stampanti inkjet che sono utilizzate per stampare le fotografie che vengono impresse su questo materiale.
Dopo che la fotografia viene stampata, l'artista dipinge ancora sulla sua opera dei piccoli disegni. Ishida ricorre a questo nuovo intervento perché la sua carta non è di colore bianco, ma un po' giallina e questo fatto non gli consente d'ottenere il contrasto che egli desidera.
 
Dettaglio di come vengono uniti i quadrati di carta
 
Katsu Ishida utilizza anche Photoshop per preparare i suoi lavori ed in questo modo sembra rappresentare appieno la schizofrenica società del Sol levante che vive in parte di tradizioni antichissime ed in parte di tecnologie modernissime.
A conferma di questo fatto certi lavori dell'artista giapponese prendono spunto anche da sculture di cartapesta, fatte sempre con la sua carta super-resistente, che vengono fotografate, per poi dar vita ad immagini rielaborate digitalmente, stampate ed in ultimo dipinte. In questo modo è stata realizzata "Modern Mona Lisa", per esempio.
Ishida è stato anche un designer di moda per i tessuti che distribuiva in Giappone nei suoi 60 negozi. Questo accadeva fino agli inizi degli anni 2000, quando ha lasciato questa attività ad altri membri della sua famiglia per incominciare ad occuparsi di diverse attività imprenditoriali e di arte.
Un problema per lui molto sentito sta nel fatto che in molti provano a riprodurre e copiare le sue produzioni, così egli ha deciso di elaborare tecniche miste che rendano il processo creativo più personale e complicato da copiare, in quanto la pittura garantisce un tocco manuale molto personale a tutto. Per lo stesso motivo egli si produce da solo i materiali sui quali dipinge e imprime le fotografie.
Quando ho chiesto a Katsu Ishida qual'è la fase più complicata del suo processo creativo egli mi ha detto che sicuramente la ripresa fotografica è la parte più importante e quella che gli richiede maggior tempo. Anche in questa disciplina Ishida ha sviluppato una propria tecnica segreta che gli permette quasi d'ottenere una specie di doppia esposizione in un unico scatto. Se guardate Yura, yura, noterete che le braccia della modella sono rivolte verso il basso, ma nella fotografia appare un'ombra di un braccio la cui mano sembra toccare il pube della donna. Ishida dice che ogni professionista vorrebbe assistere alle sue sedute di posa per vedere come egli operi in modo da creare questo tipi d'effetti in un'unica esposizione e carpirgli il suo segreto.
Ovviamente, Ishida s'oppone a mostrare il suo modus operandi perché è molto contento dei risultati che solo lui è in grado d'ottenere. 

Katsu Ishida, artista, 48 anni circa (molto all'incirca)
Katsu Ishida, artista, 48 anni circa
(molto all'incirca)
 
A questo punto, ho chiesto all'artista giapponese quanto sia importante la tecnica per lui.
Egli mi ha detto che la tecnica è molto importante per l'arte, ma ancor più importante è ciò che tu vuoi effettivamente realizzare. Se si pensasse soltanto alla tecnica il lavoro dell'artista sarebbe noioso, l'idea e l'immagine finale sono importanti, ma un ruolo essenziale è dato anche dalla tecnica che ti permette d'ottenere il risultato che vuoi.
Per ottenere un prodotto originale è fondamentale che immaginazione e tecnica si fondano.



Per Ishida la sua carta è molto importante, una volta che egli avrà terminato le sue scorte, saranno necessari altri tre anni per completare il ciclo lavorativo che gli consente d'ottenere il suo supporto preferito. Naturalmente, nonostante in molti vogliano comprare i suoi fogli di carta speciale, egli non li vende e li produce soltanto a suo uso e consumo.
"Se qualcun altro vuole ottenere i miei risultati e produrre la mia carta, ci provi pure, ma non è facile, ci vuole la giusta tecnica e molto tempo!". Questa frase riassume un po' il pensiero di Ishida su come proteggersi da tentativi di plagio da parte di altri creativi.
Ishida dice che per approvvigionarsi della materia prima di cui è costituita la sua carta bisogna camminare per ore su una montagna e procedere in un modo che nessuno conosce; egli tuttavia ha scorte sufficienti di questo prodotto che gli consentiranno di produrre opere artistiche fino alla fine dei suoi giorni. Tony Graffio
 
Un quadro di Katsu Ishida realizzato con la sola tecnica pittorica sulla carta segreta da lui auto-prodotta

Altre opere a tecnica mista di Kutso presentate nello stile giapponese

 

BY  CATIA MONACELLI

NEO JAPO: KATSU ISHIDA RACCONTA IL SOL LEVANTE.
DI CATIA MONACELLI

L’opera di Katsu Ishida, artista poliedrico ed eclettico, capace di lavorare con rara disinvoltura e maestria con materiali molto diversi tra di loro, come il legno, la carta e la tela, attraverso il progetto artistico “Neo Japo”, trasporta il Giappone in Occidente. Una visione del mondo che ancora prima di essere estetica è simbolica. Alla base del suo lavoro, infatti, una matrice narrativa che racconta della sua civiltà, tra memoria e visione di un universo fatto di archetipi e simbologie oniriche. Emergono dai fondi bianchi o neri labirinti di immagini che con un ritmo denso tracciano, appena accennati, volti, corpi e figure totemiche. La forza del segno e la capacità d’imprimere un ritmo quasi frenetico alla narrazione, trasportano lo spettatore dentro un viaggio sospeso tra realtà e fantasia: una sorta di vortice dal quale ci si sente inevitabilmente risucchiati. L’artista vaga sulla tela tracciando sensazioni a tratti oscure ed indefinite, a metà tra il passato ed un prossimo futuro, con la forza di chi è in grado di dialogare con la profondità dell’animo umano, di avvertire un presagio e di comunicare con altri piani di realtà che alludono ad uno stato di vertigine, smarrimento ed allucinazione. Sentimenti di forza e fragilità emergono con profondo trasporto dalle sue opere abitate da bizzarri personaggi estrapolati dalla tradizione nipponica. Ferreo invece è il rigore estetico con cui si fa portavoce della tecnica dell’inchiostro su carta di riso, secondo il sistema della scrittura orientale. Le figure rappresentate si armonizzano bene con la dimensione del foglio e i segni grafici trovano compimento in un tratto pastoso ed equilibrato. Katsu Ishida con il percorso artistico “Neo Japo” porta in Italia la bellezza dell’arte orientale, utilizzando tecniche antichissime e rileggendole con uno stile fresco ed attuale.

introduced in KATHMANDU  POST                                      NEPAL

rivistasegno                                                                          ITALY

Il maestro giapponese Katsu Ishida avrebbe potuto continuare a fare l’avvocato, dati i suoi studi di giurisprudenza alla Kyoto University, oppure dedicarsi solo alla moda con il suo marchio Systema di abbigliamento casual, presente in oltre sessanta boutique in Giappone, abbandonata in seguito per occuparsi di raffinati prodotti di cartoleria con un’azienda cinese. Qualcosa in lui, invece, gli ha imposto a un certo punto di lasciare le sue attività imprenditoriali e di lanciarsi in una nuova fase della sua vita. Ishida si è votato all’arte in tempi recenti: ha cominciato improvvisamente nel 2010. Dopo soli sette mesi una sua opera è stata acquistata a diciassettemila dollari dal museo d’arte specializzato in pittura e scultura giapponese contemporanea della città di Asago, a un’ora circa da Kobe. In due anni ha vinto undici premi in Giappone, per poi partecipare a circa ottanta mostre internazionali. Il suo stile è stato definito neo-nipponico, ma la sua filosofia creativa è più ampia. Pittore e fotografo eclettico, collezionista d’arte asiatica, Ishida unisce l’arte contemporanea occidentale con il retaggio culturale orientale, in una fusion estremamente libera. Così, per esempio, stampa le sue foto su pregiata carta che realizza lui stesso, come peraltro i pennelli e gli inchiostri desunti dall’arte calligrafica. «La carta Lokta che produco è di una qualità particolare, di tradizione nepalese. Per farla utilizzo essenze vegetali, frutti, radici e cortecce di piante, alberi e arbusti himalayani. Una tecnica che ho appreso a Kathmandu con David Kun, ora scomparso; un personaggio straordinario, legato alla famiglia reale nepalese. Con lui abbiamo fondato delle scuole – ventuno per l’esattezza – e una factory per tramandare questa tecnica quasi perduta, usata nell’antichità per scrivere i Mantra e i Sutra Buddhisti. Attività ora purtroppo sospese a causa del terremoto che ha devastato il Paese. È stata proprio la produzione di carta a ispirare questo passaggio della mia esistenza. Per me è fondamentale utilizzare prodotti privi di acidi e sostanze chimiche sia per i supporti delle mie opere sia per i colori che impiego. Una garanzia di resistenza nel tempo, oltre che di ossequio ad una forma di artigianato di alto valore». A Kathmandu Ishida ha allestito una galleria nell’hotel Holy Himalaya, miracolosamente scampato al sisma. Non conosce ancora, invece, la sorte della sua amata casa di pietra sulle pendici della montagna, a due giorni di cammino dalla città, dove era solito trascorrere lunghi periodi (quando non è a Osaka o in giro per il mondo come in questo periodo in cui si trova in Europa). «Non ci sono strade in quella zona impervia, né possibilità di collegamenti telefonici o internet». Isolamento totale per meditare e creare, alternato alla frequentazione di amici tra i quali Narayan Wagle – famoso giornalista e scrittore nepalese – e ad attività benefiche, come la raccolta di quaderni e matite per le scuole locali, finanziare la realizzazione di tubature per portare l’acqua dove mancava o scattare ritratti con la Polaroid per regalarli a persone che non hanno mai posseduto una propria fotografia. Con un tocco di avventura: la sua abitazione, molto anni fa ormai, è stata occupata dai guerriglieri maoisti nepalesi. La sua vena nomade gli consente di dedicarsi all’arte non solo nel suo atelier, ma ovunque nel mondo. Nei suoi lavori, anche su tela e legno, volti, corpi, totem, assemblage con materiali diversi, segni grafici, ironia. Non manca neppure un tocco di erotismo molto nipponico con figure femminili morbide e sfocate. Ishida è meticoloso con l’inchiostro nero e concede solo leggere nuance di grigio e blu per definire i pieni e i vuoti tipici della pittura giapponese e cinese. Un riferimento che si materializza nei lavori per i quali usa i classici rotoli di carta. Le sue prossime tappe da adesso a novembre: Roma, Gubbio, Vienna, Basilea per Art Basel, Seoul per la Korea International Art Fair, Osaka, Budapest, Torino per Artissima. Sempre con il pensiero rivolto a Kathmandu.

CRITIC by ASAHI NEWS PAPER                                       JAPAN

critic by TADANORI YOKOO                                               JAPAN

ITALY





critic by SANKEI NEWS PAPER                                           JAPAN

critic by Bijyutsunomado (japanese authorized art magazine)

japanese comtemporary artists 560                                    JAPAN

critic by ALESSIA LOCATELLI                                           ITALY

A cura di Katsu Ishida & Ho Jin Jung | Testo critico di Alessia Locatelli

 

Dal 3 al 15 marzo 2014, la Galleria Studio Akka di Milano propone la mostra personale di Katsu Ishida. Per la prima volta in Italia, l’artista giapponese porterà delle sue opere su carta, tela e Legno.

 

Katsu Ishida, il segno e la Narrazione (estratto dal testo critico)

Katsu Ishida crea un’arte totalmente Nippon Contemporary che non capita sovente di vedere esposta nel nostro paese. Un’estetica dal carattere squisitamente autoctono che crea una felice assonanza tra segno e grafia. Nel lavoro di Katsu Ishida si osserva una vera e propria “Narrazione Visiva”; l’uso dell’inchiostro e l’inserimento di alcuni materiali differenti dona al lavoro un tratto pastoso, forte e grafico. I segni si animano di vitalità, danzano sulla carta sino ad assumere forme antropomorfe. Elementi umanizzati che compongono a loro volta altre narrazioni. Come un romanzo che nello svolgersi dei capitoli presenta al lettore personaggi principali e secondari, così Katsu Ishida pennella i protagonisti della sua storia visiva, la cui esistenza è possibile grazie ai soggetti minori che ne costituiscono però l’ossatura. Il risultato è un lavoro dal carattere iconico e quasi totemico, per guidare l’osservatore verso la contemplazione del protagonista nella sua apparizione totale. Dai fondi – chiari o scuri – emergono così ispirazioni di visi o di figure, composte a loro volta da altrettante piccole sagome che ne tracciano le silhouettes. Ritratti delineati con rapidità consapevole, ironici o seriosi, spesso a monocromo o con pochi tocchi di colore che lasciano protagonista la pennellata, senza che siano alterate le percezioni attraverso un accumulo cromatico rumoroso. Sia nelle opere su tavola che in quelle su carta la velocità della mano crea una visione inizialmente astratta, e solo entrando in relazione col lavoro si profila la complessità ed interezza delle relazioni tra i corpi, i volti e le tracce delle ambientazioni, dove presenti.

critic by POEM MAGAZIN                                                     JAPAN

critic by HIMALAYAN NEWS PAPER                                   NEPAL

crtic by TATEHATA( head of kyoto artt univ. in SANKEI NEWS PAPER EX,japan

ROCCA FLEA MUSEUM

Inaugurazione della mostra

Neo - Japo

Il Codice d'onore dei Samurai
Personale di Katsu Ishida
a cura di Catia Monacelli
Gualdo Tadino, domenica 1 giugno, ore 17.00
Museo Civico Rocca Flea

Saluti
Luciano Meccoli, Presidente dell’Associazione Turistica Pro-Tadino 
Arnaldo Pauselli, Associazione Nautartis

Intervengono

Catia Monacelli, Critico d'arte - Direttore Polo Museale Città di Gualdo Tadino
Caterina Calabresi, Docente di Storia dell’Arte

Informazioni ed orari di apertura

Museo Civico Rocca Flea
1 – 29 giugno 2014
Dal martedì alla domenica
10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00

Neo Japo: Katsu Ishida racconta il Sol Levante
di Catia Monacelli

L’opera di Katsu Ishida, artista poliedrico ed eclettico, capace di lavorare con rara disinvoltura e maestria con materiali molto diversi tra di loro, come il legno, la carta e la tela, attraverso il progetto artistico “Neo Japo”, trasporta il Giappone in Occidente. Una visione del mondo che ancora prima di essere estetica è simbolica. Alla base del suo lavoro, infatti, una matrice narrativa che racconta della sua civiltà, tra memoria e visione di un universo fatto di archetipi e simbologie oniriche. Emergono dai fondi bianchi o neri labirinti di immagini che con un ritmo denso tracciano, appena accennati, volti, corpi e figure totemiche. La forza del segno e la capacità d’imprimere un ritmo quasi frenetico alla narrazione, trasportano lo spettatore dentro un viaggio sospeso tra realtà e fantasia: una sorta di vortice dal quale ci si sente inevitabilmente risucchiati. L’artista vaga sulla tela tracciando sensazioni a tratti oscure ed indefinite, a metà tra il passato ed un prossimo futuro, con la forza di chi è in grado di dialogare con la profondità dell’animo umano, di avvertire un presagio e di comunicare con altri piani di realtà che alludono ad uno stato di vertigine, smarrimento ed allucinazione. Sentimenti di forza e fragilità emergono con profondo trasporto dalle sue opere abitate da bizzarri personaggi estrapolati dalla tradizione nipponica. Ferreo invece è il rigore estetico con cui si fa portavoce della tecnica dell’inchiostro su carta di riso, secondo il sistema della scrittura orientale. Le figure rappresentate si armonizzano bene con la dimensione del foglio e i segni grafici trovano compimento in un tratto pastoso ed equilibrato. Katsu Ishida con il percorso artistico “Neo Japo” porta in Italia la bellezza dell’arte orientale, utilizzando tecniche antichissime e rileggendole con uno stile fresco ed attuale.

 

Neo Japo: Katsu Ishida talks about the Land of the Rising Sun

by Catia Monacelli

The art work of Katsu Ishida, polyhedric and eclectic artist, who is capable of working with rare self-confidence and skill using very different materials, such as wood, paper and canvas through the artistic project ‘Neo Japo’, transports Japan to the West. A vision of the world that even before being aesthetic is symbolic. At the base of his work, in fact, is a narrative matrix that tells of his civilisation, between the memory and the vision of a universe made up of archetypes and oneiric symbology. Labyrinths of images emerge from white or black backgrounds that trace, barely sketched, faces, bodies and totemic figures. The force of the sign and capability to imprint a nearly frenetic rhythm to the narration, transporting the spectator on a journey suspended between reality and fantasy: a type of vortex in which one feels inevitably swallowed up by. The artist wanders on his canvas sometimes tracing obscure sensations, halfway between the past and the immediate future, with the strength of whoever is able to talk with the depth of the human soul, to feel a state of foreboding and to communicate with other levels of reality that allude to a vertiginous state, bewilderment and hallucinations. Feelings of force together with fragility emerge with deep conveyance from his works inhabited by bizarre personalities extrapolated from Japanese traditions.

However his aesthetic rigor is robust which he uses as a spokesman of the ink technique on rice paper, according to the oriental way of writing. The depicted figures harmonise well with the dimension of the paper and the graphic signs find their completion in a mellow and balanced line. Katsu Ishida, with his ‘Neo Japo’ artistic journey, brings the beauty of oriental art to Italy, using ancient techniques and rereading them with a fresh and modern style.


IINFORMAZIONI ED ORARI DI APERTURA
1 – 29 giugno 2014
Dal martedì alla domenica
10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00

 

Museo Civico Rocca Flea
Via della Rocca, 06023 Gualdo Tadino (Pg)
075 9142445 – info@roccaflea.com

crtic by CANVAS WEEKLY in kathmandu                           NEPAL

critic by BANGKOK POST                                              THAILAND

Return to tradition
Published: 5/04/2012 at 03:28 AM Newspaper section: Life 3
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Thavibu Gallery presents "Neo-Japo", an exhibition of ink and pencil drawings and mixed media works by Japanese artists Ishida Katsu and Kitayabu Waa.


Ishida Katsu

The two artists have coined what they call Nippon-ism which is supposedly Japanese art prior to the introduction of Western influences in the country. Ishida and Kitayabu have collaborated over the years to explore their Japanese identity and how to create contemporary art based on traditional practice.

Ishida puts on display works created with Japanese ink on paper which is handmade in the Himalayan mountains in Nepal where he has a home. He has exhibited in Japan, Nepal, Korea and won several prizes.

Kitayabu, meanwhile, has produced a series of drawings which are simple and Zen-like to express his contemplative nature. The composition is simple, but he can use a multitude of lines drawn by pencil to convey his message. He has exhibited extensively in Japan and won several prizes as well.

critic by Bijyutsunomado (japanese authorized art magazine) japan

introduced by KIAF13 in seoul korea                                  KOREA

korean daily news

introduced by LA STAMPA                                                 TORINO

critic by TIZIANA PLATZER                                             TORINO

http://www.lastampa.it/2013/11/08/cronaca/the-others-laltre-oltre-le-sbarre-OkbZyoFcOKV5l4qOVWiiwM/pagina.html

 

<italian>

TIZIANA PLATZER
TORINO
 

«Non mi ricapiterà più, credo, di esporre le mie opere dentro un carcere. È stupefacente l’effetto» e lo dice con un entusiasmo contagioso, guardandosi attorno mentre il braccio delle celle aperte comincia a riempirsi di gente. Arriva da Osaka Katsu Ishida, la sua galleria si chiama «Systema» e anche se si stringe la sciarpa al collo e lamenta l’aria pungente del terzo piano dell’ex carcere Le Nuove, non ha timore per la serata: «Succederà come ieri, il pubblico aumenta e la temperatura sale». Vero, accade così. E il saperlo fa fare un gran sorriso all’artista che crea non solo i dipinti, ma anche le tele su cui stende i colori, sovrapposizioni di materiale differenti, lui è uno dei 49 espositori spalmati nelle 60 celle dalla mostra-fiera «The Others», aperta sino a domenica in orario inconsueto: dalle 18 all’una di notte. Un successo l’opening inaugurale con i dj set, che si ripetono ogni sera dalle 22,30 e che sono preceduti, nello spazio teatro e in quello che è stato lo snodo dei bracci carcerari, dalle performance più varie: mentre il progetto «National Dinner» comincia a distribuire falafel confezionati in micro-scatole che identificano Israele e la Palestina, alcuni musicisti provano i violoncelli e i sintetizzatori, e una ragazza dalla voce pastosa prova il testo in accompagnamento a un chitarra. Un universo creativo che nella strepitoso scenografia si allarga alle singole mostre, proposte cella per cella: fotografie, dipinti fumettistici, gabbie di metallo sospese, lampadine pensate come «bozzoli» per zanzare: e su ogni porta grigia spalancata la parola scelta per combattere la crisi: evoluzione-procreazione-creatività-fuga. Fuga d’arte, di collettivi giovani, lì per vendere i loro lavori, ma ancora prima per farsi conoscere e vivere un luogo difficilmente ritrovabile altrove. 

 

<english>

writer  tiziana platzer

torino

 

«I do not recur, I believe, to expose my works in a prison. It is amazing the effect» and says with a contagious enthusiasm, looking around while the cell open arm begins to fill with people. Comes from Osaka Katsu Ishida, his gallery is called «Systema» and although it tightens the neck scarf and laments the pungent air of the third floor of the former prison New, did not fear the saying will happen as in the past, the audience rises and the temperature rises. True, it happens so. And knowing it does make a big smile to the artist that creates not only paintings, but also the canvases on which extends the colors, overlapping different material, he is one of 49 exhibitors from cells

 

Subito un successo

Il flusso del pubblico è continuo, di tutte le età dall’apertura alle 18 (chiusura all’una di notte, dopo le performance artistiche e i dj set), arriva in formazione di coppia, famiglia, gruppo di amici e singoli visitatori. Nessuno però, probabilmente, è in via Borsellino 3 solo per interesse artistico, varcare la soglia del carcere fa di questa fiera un’iniziativa rara. «Non mi capiterà più di esporre i miei lavori dentro una cella» dice entusiasta Katsu Ishida, è di Osaka e ha portato a Torino i dipinti su tele da lui stesso create. Dall’altra parte del corridoio va incontro al pubblico un giovane in gessato e cappellino nero, è parigino, proprietario della galleria L’Inlassable, che ha allestito la mostra «Il viaggiatore mobile»: «Noi lavoriamo solo con artisti giovani: hanno pensato a come si possa viaggiare con la mente, immobili in questo luogo». La mente, meglio la testa, l’ha rappresentata con un calco di gesso smaltato e fessurato Nadir Valente, torinese, per la Galleria Moitre di zona Vanchiglia: è un salvadanaio di pensieri. Lo osserva con la macchina fotografica in mano Indre, ha 23 anni, lituana, laureata in critica d’arte: «Sono a Torino da 3 mesi, non volevo entrare in un carcere, ma ora ho l’impressione che lo spazio legato all’arte mi accenda il cervello». E’ l’idea delle due ragazze del Trentino: «Abbiamo un’impresa creativa privata per promozionare non le cime delle montagne, ma i luoghi d’arte alternativa». Per sapere come, basta entrare in cella.  

 

critic by santa fe news paper                                                USA

http://www.artslant.com/sfe/articles/show/31378

Art Santa Fe: Sparkle and Fade

by Kate Skelly



The opening night frenzy of Art Santa Fe delivers an initial sugar rush of dizzy excitement before the inevitable crash into sensory fatigue. Inside, drink in hand, I navigated through the usual suspects: collectors, socialites, and art professionals who make up the regular Santa Fe gallery scene lineup. Unexpected are the Japanese businessmen in sharp white suits, beaming kimono-clad artists, and a solemn row of women fast at work making traditional Korean paper arts in a forgotten corner of the building. The art on the walls is a puzzling mix of tastes and perspectives; syrupy landscapes in pastel colors share space with bawdy anime characters, a tutu-festooned wrecking ball, and a solitary Sol LeWitt piece. Takashi Murakami’s neon flowers grin and glow with furious enthusiasm, encapsulating perfectly the wide-eyed breathless expectancy of opening night. The disorienting gala washes over me like a fever dream, eventually depositing me onto a wet, empty street hours later, my champagne buzz fading and the promise of a headache looming on the horizon.

Art Santa Fe, an international contemporary art fair organized by the Charlotte Jackson Gallery, is now in its 12th year. It is housed in a large windowless room at the Convention Center, and features galleries from far and wide, including Afghanistan, Argentina, and Bolivia. All in all, Japan appears to have the strongest showing at the fair this year, both in quality of content and in the number of galleries represented.


Katsu Ishida, Black Fuji, Mixed-media on Paper, 2010; Courtesy of the Artist and Systema Gallery.

 

Katsu Ishida, from Systema Gallery based out of Osaka and Kathmandu, is a clear fair favorite judging by the crowds huddled tightly around his booth. Ishida’s textured ink brushed canvases draw the eye in and hold it there to linger over their tacky, tar-like surfaces. His trademark is embedding multitudes of ghoulish figures within larger scenes. His piece Black Fuji depicts a sun rising over a mountaintop. Moving closer in, hundreds of contorted figures become visible, each wearing a twisted, mischievous grin. Their bodies are rhizome-like, with bulbous heads tapering off into wispy tails. The overall effect of the piece is frenetic and dark, similar in look and feel to a Hieronymus Bosch hell-scape. Ishida’s agitated work acts as a counterpoint to the intended Zen effect of most traditional Japanese brush paintings.

Also impressive from Systema Gallery are artist Waa Kitayabu’s shaded pencil drawings. Kitayabu walked me through a booklet of photographs of his work installed in Buddhist temples throughout his home city of Osaka. In the stark temple settings, Kitayabu’s simple geometric shapes are striking. Their slightly unbalanced, crumpled forms appear to float through space like sentient alien beings.

critic by allecia                                          MILANO

Ishida Katsu , the sign and the Narration (excerpt from the critical text )

From 3 to 15 March 2014, the Studio Gallery Akka Milan offers the personal exhibition of Katsu Ishida . For the first time in Italy , the Japanese artist will bring his works on paper, canvas and wood .
Ishida Katsu creates totally Nippon Contemporay art that does not happen often to see exh...ibited in our country. From a purely aesthetic native that creates a happy similarity between sign and handwriting . In the work of Ishida Katsu there is a real " Visual Storytelling ", the ink and the inclusion of several different materials gives the work a stretch mellow , strong and graphic . The signs are full of vitality , dancing on paper up to take on anthropomorphic forms . Humanized elements that make themselves other narratives . As a novel that in the unfolding of the chapters introduces the reader to major and minor characters , so Ishida Katsu sweep the protagonists of its visual history , the existence of which is possible thanks to the minor subjects which form the backbone though . The result is a work by the iconic character and almost totemic , to guide the viewer to the contemplation of the protagonist in her overall appearance . Funds - light or dark - emerge as inspirations of faces or figures, in turn, composed by many small shapes that trace the silhouettes. Portraits outlined quickly aware , ironic or earnest , often in monochrome or with a few touches of color that leave the protagonist stroke , without being altered perceptions through an accumulation chromatic noisy. Is in the works on that table in the paper on the speed of the hand creates an abstract vision initially , and only entering into a relationship with work looming complexity and wholeness of the relationships between bodies , faces and traces of locations , where applicable.
An exhibition that opens at the beauty of oriental art , in osmosis between tradition and contemporary look , proving that Japan - thanks to Ishida Katsu - is a country able to actualize its peculiarities and read them in a contemporary way . (Alessia Locatelli )

The personal artist to continue in Italy : Museo Civico ROCK FLEA - June 2 to 29 in 2014 and the Museum of Michelangelo , Michelangelo - From 2nd to July 30th, 2014

in ITALIAN

Katsu Ishida, il segno e la Narrazione (estratto dal testo critico)

Dal 3 al 15 Marzo 2014, la Galleria Studio Akka di Milano propone la mostra personale di Katsu Ishida. Per la prima volta in Italia, l’artista giapponese porterà delle sue opere su carta, tela e Legno. 
Katsu Ishida crea un’arte totalmente Nippon Contemporay che non capita sovente di vedere esposta nel nostro paese. Un’estetica dal carattere squisitamente autoctono che crea una felice assonanza tra segno e grafia. Nel lavoro di Katsu Ishida si osserva una vera e propria “Narrazione Visiva”; l’uso dell’inchiostro e l’inserimento di alcuni materiali differenti dona al lavoro un tratto pastoso, forte e grafico. I segni si animano di vitalità, danzano sulla carta sino ad assumere forme antropomorfe. Elementi umanizzati che compongono a loro volta altre narrazioni. Come un romanzo che nello svolgersi dei capitoli presenta al lettore personaggi principali e secondari, così Katsu Ishida pennella i protagonisti della sua storia visiva, la cui esistenza è possibile grazie ai soggetti minori che ne costituiscono però l’ossatura. Il risultato è un lavoro dal carattere iconico e quasi totemico, per guidare l’osservatore verso la contemplazione del protagonista nella sua apparizione totale. Dai fondi – chiari o scuri - emergono così ispirazioni di visi o di figure, composte a loro volta da altrettante piccole sagome che ne tracciano le silhouettes. Ritratti delineati con rapidità consapevole, ironici o seriosi, spesso a monocromo o con pochi tocchi di colore che lasciano protagonista la pennellata, senza che siano alterate le percezioni attraverso un accumulo cromatico rumoroso. Sia nelle opere su tavola che in quelle su carta la velocità della mano crea una visione inizialmente astratta, e solo entrando in relazione col lavoro si profila la complessità ed interezza delle relazioni tra i corpi, i volti e le tracce delle ambientazioni, dove presenti. 
Una mostra che apre alla bellezza di un’arte orientale, in osmosi tra tradizione e sguardo coevo, a riprova che il Giappone - grazie a Katsu Ishida - è un paese capace di attualizzare le sue peculiarità e leggerle in chiave contemporanea. (Alessia Locatelli)

Le personali dell’artista proseguiranno in Italia al: Museo Civico ROCCA FLEA - dal 2 al 29 giugno 2014 ed al Museo Michelangiolesco,Michelangelo - dal 2 al 30 Luglio 2014

Calligraphie al MIA Photo Fair con Katsu Ishida YURA YURA                                       MILANO

March 7, 2017

 

Dal 9 al 13 marzo Calligraphie sarà al MIA Photo Fair nello stand dell'artista giapponese Katsu Ishida con il catalogo YURA YURA che raccoglie la sua ultima produzione, uscito nella nostra collana di arte contemporanea In-plano.

Il catalogo è una sintesi di fotografia e disegno, centrata sul concetto della perdita dell'equilibrio, dell'incertezza esistenziale e percettiva.

 

Katsu Ishida, death flower

 

Come scrive Andrea Baffoni nel testo in catalogo, "La filosofia yura yura è un principio sviluppato da Ishida stesso, basato sull'idea che l'umanità è sottoposta ad una "oscillazione" costante. Un concetto che in qualche modo ricorda il concetto della società liquida teorizzato dal sociologo di Bauman, ma in questo caso posizionato in contrasto con la rigidità dei sistemi computerizzati. Ishida identifica una instabilità nel genere umano che costringe i soggetti a cambiare continuamente le decisioni, anche se, viceversa, stanno diventando sempre più dipendenti dalla rigida mathesis propria degli apparati tecnologici.

 

Katsu Ishida, yura yura, particolare

 

Così l'umanità diventa essa stessa l'espressione di una schizofrenia, che, a suo avviso, riproduce la situazione nel suo paese, il Giappone, un contesto in cui le tradizioni radicate e un altissimo livello di tecnologia convivono e si fondono in un connubio inestricabile. Questa condizione lo porta a una modalità di pittura con tratti incerti, in cui le forme appaiono abbozzato, al limite del grottesco. L'evanescenza delle caratteristiche del viso, così come gli sfondi, ci proiettano in un senso generale di incertezza, come fossimo immediatamente catapultati in un bianco e nero di immagini di repertorio che settant'anni fa ha testimoniato la desolazione delle città bombardate dalle atomiche".

 

Katsu Ishida, black fuji

 

Nato a Osaka, Katsu Ishida si laurea presso l'Università di Kyoto e, nel 1988, crea SYSTEMA, un marchio di moda basato sul concetto di design di Katsu, con boutique situate in tutto il Giappone. Nello stesso periodo, continua a lavorare sia come progettista che come fotografo.

Nel 2000 chiude la sua attività e nel 2010 inizia a dipingere e a sperimentare nuove tecniche che comporteranno la realizzazione della propria carta. Entro un anno gli vengono assegnati prestigiosi premi da importanti concorsi come il Grand-prix.

Nel 2011 lancia SYSTEMA GALLERY a Osaka e Kathmandu.

Negli ultimi tre anni, con trenta personali art-show e dieci mostre bi-personali, il lavoro di Katsu Ishida è stato esposto in musei, fiere d'arte e gallerie in Europa, Stati Uniti, Canada e in Asia, con oltre 100 collezionisti in tutto iondo.


Galeria Apteka Sztuki                                                      WARSAW

Twórczość japońskich artystów Katsu Ishidy i Kitayabu Waa powstaje niezależnie od wpływów sztuki europejskiej, czy amerykańskiej. Sięga do tradycji rysunku japońskiego, a równocześnie stanowi całkowicie niezależny nurt współczesnej sztuki japońskiej. Ambicją artystów jest używanie tradycyjnych narzędzi i materiałów. Prace wykonane zostały na ręcznie czerpanym papierze, który Katsu Ishida produkuje w swoim domu w Katmandu.
Prace pełne są odniesień do zaczerpniętych z wierzeń szintoistycznych, zjawisk mediumicznych i wielowymiarowych bytów. Budzą niepokój a zarazem wywołują zaciekawienie i fascynację.

Ekspozycja powstała dzięki współpracy z galerią SYSTEMA z Osaki.

 

ARTE CONTEMPORART                                                      ITALY

DAILY SERVING                                                                MIAMI

ARTVENTURE                                                               WARSAW

crtic by Magyarok Milánóban

Az oszakai Systema Gallery Katsu Ishida világát hozta el a vásárra. Katsu Ishida és a Systema Gallery törekvése az, hogy egy nem amerikai és nem is európai reflexiókra épülő japán művészetet képviseljenek. Éppen ezért emelkednek ki Katsu munkái a mindenkori európai környezetből. Műveinek csak egy része fotó alapú, a galéria standján festményeit is kiállították. A neo-japán irány képeiből nyílt a vásár után kiállítása a varsói Apteka Sztuky galériában. 

crtic by  KATE SKELLY                                                SANTA FE

Katsu Ishida, from Systema Gallery based out of Osaka and Kathmandu, is a clear fair favorite judging by the crowds huddled tightly around his booth. Ishida’s textured ink brushed canvases draw the eye in and hold it there to linger over their tacky, tar-like surfaces. His trademark is embedding multitudes of ghoulish figures within larger scenes. His piece Black Fuji depicts a sun rising over a mountaintop. Moving closer in, hundreds of contorted figures become visible, each wearing a twisted, mischievous grin. Their bodies are rhizome-like, with bulbous heads tapering off into wispy tails. The overall effect of the piece is frenetic and dark, similar in look and feel to a Hieronymus Bosch hell-scape. Ishida’s agitated work acts as a counterpoint to the intended Zen effect of most traditional Japanese brush paintings.

Also impressive from Systema Gallery are artist Waa Kitayabu’s shaded pencil drawings. Kitayabu walked me through a booklet of photographs of his work installed in Buddhist temples throughout his home city of Osaka. In the stark temple settings, Kitayabu’s simple geometric shapes are striking. Their slightly unbalanced, crumpled forms appear to float through space like sentient alien beings.

The work of Cobi Moules, a resident artist at Santa Fe Art Institute, is another highlight of the fair. I found Moules at the Art Institute booth standing square in front of a painting of himself. His work, he explains, is an exercise in confronting both his queer and transgender identities. He approaches this weighty goal with surprisingly light-hearted humor as well as a charming self-awareness and masterful painting skill.

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